La Rassegna di Diritto Pubblico dell’Economia, in questo tormentato anno 2020, dinanzi alla scelta di rinviare l’ormai tradizionale evento annuale che per il quarto anno si celebra nella splendida cornice varesotta delle Ville Ponti ha, raccogliendo una non facile sfida, deciso, ugualmente, di onorare questo appuntamento, rivisitando le tematiche inizialmente ipotizzate e attualizzandole in un differente scenario che mai avremmo pensato di vivere.

Se, infatti, il diritto, nella sua dimensione più totale, è un tratteggio trasversale che ingloba in sé la regolazione anche economica e finanziaria degli eventi, l’evento pandemico rappresenta, in questa edizione, la traccia per muoversi nelle diverse declinazioni dell’agire pubblico per comprendere delle stesse quanto ancora è attuale e ciò che, nel giro di un attimo, è ormai superato dalla storia.

Ecco, dunque, che – impensabile fino ad un momento prima – si discuterà di libertà costituzionali, delle loro eventuali limitazioni a fronte di una emergenza sanitaria globale e, soprattutto, degli strumenti giuridici perché queste restrizioni possano qualificarsi legittime in un quadro costituzionale policentrico.

Si affronterà, nel solco prospettico che delinea il sottile filo tra discrezionalità e responsabilità amministrativo-contabile, così come ridisegnata dal legislatore dell’emergenza, il tema del rapporto tra misure emergenziali, funzionali ad una semplificazione delle procedure di appalto ed integrità degli affidamenti dei lavori, dei servizi e delle forniture pubbliche, soprattutto ove destinati a fronteggiare le emergenze, anche in termini di realizzazione delle infrastrutture sanitarie.

Naturalmente, come tutti i fenomeni umani, anche la pandemia sarà e dovrà rappresentare un ricordo, un triste ricordo.

E proprio per la sua transitorietà, conseguentemente, aprire a delle opportunità in termini di scelte finanziarie, di riorganizzazione del lavoro pubblico ma, soprattutto, di rivisitazione di un recente passato che non sempre ci ha saputo cogliere preparati e prospettici nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Risorse che dovranno, dunque, essere veicolate, oggi ancora più di ieri, in un sistema economico circolare che ambisce ad uno sviluppo sostenibile.

E ciò non solo per il conseguimento di un naturalmente prioritario interesse nazionale, ma in quanto la pandemia, come tutti i fenomeni collettivi,  ha mostrato come anche il nostro Paese sia un tassello, unitamente agli altri Paesi, nel bene e nel male, di una società globale.